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DIPINGERE L'INVISIBILE Vedi a schermo intero

DIPINGERE L'INVISIBILE

Sulle tracce di Francis Bacon

Il testo di Fabrizio Coscia è un originale «reportage interiore», dove vita e opere sono sempre reciprocamente illuminanti. Ad emergere sono aspetti inediti dell’arte di Bacon, accompagnati dalle analisi di singoli quadri e dalle dichiarazioni rilasciate dal pittore nelle sue celebri interviste.

Maggiori dettagli

  • Autore: Fabrizio Coscia
  • Progetto grafico: Laura Belforte
  • Formato (cm): 14x19
  • Anno di pubblicazione: 2018
  • Pagine: 76
  • Illustrazioni: a colori
  • Collana: Parole dell'Arte 1
  • Coordinamento editoriale Antonio Celano

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Spetta al volume Dipingere l’invisibile. Sulle tracce di Francis Bacondi Fabrizio Coscia aprire la nuova collana «Parole dell’Arte», della casa editrice Sillabe. Il volume, che sarà presentato questo 23 aprile a Napoli (Feltrinelli Megastore, Via Santa Caterina a Chiaia, 23, ore 18) da Silvio Perrella e da Andrea Di Consoli, fa parte di una serie che non mancherà di regalare, al palato dei suoi lettori, piacevoli sorprese. 

È sulla figura umana, e in particolare sul corpo, che Bacon concentra tutta la sua attenzione, con amore e disperazione, con sadica aggressività e inattesa tenerezza. Corpi che vengono deformati, scorticati, rotti, spaccati, torturati, aperti, per attingere all’essenza emotiva, demonica, arcana della condizione umana. Artista della passione e del desiderio, della memoria e del dolore, del sesso e della morte, ovvero di tutte quelle forze invisibili e inconsce che dominano e regolano la nostra esistenza, Bacon diviene, inaspettatamente, campo di indagine anche per chi (come l’autore di questo libro) lavora con le parole e s’interroga su ciò che esse evocano, cercano, chiedono. 

Fabrizio Coscia (Napoli, 1967) è scrittore, docente, critico letterario e teatrale. Collabora al quotidiano «Il Mattino» e alla rivista «Nuovi Argomenti». Ha pubblicato il romanzo Notte abissina (Avagliano, 2006), la raccolta di saggi narrativi Soli eravamo e altre storie (ad est dell’equatore, 2015, tradotto in tedesco) e La bellezza che resta (Melville Edizioni, 2017, finalista al Premio Brancati 2017). È stato definito «uno dei critici e saggisti letterari più affascinanti di questi ultimi anni» (Massimo Onofri, «L’Avvenire»).

La collana – illustrata e pensata per un pubblico colto, ma molto ampio – nasce, infatti, dal recupero di una raffinata tradizione italiana di reportage critico e autoriale. Realizzato, cioè, attraverso la narrazione giornalistico-letteraria di un artista frequentato, amato, studiato o del quale l’autore ha fatto esperienza con lo stile e la sensibilità che gli sono propri. Non si tratta, dunque, di una collana dedicata a un particolare aspetto dello sviluppo storico dell’arte o a una sua determinata tecnica. Né, d’altra parte, a un’analisi impersonale tipica di certa critica pittorica accademica. Al contrario, il confronto autoriale di reportage colto e brioso, il ritratto vivo, la guida esperienziale e umana al pittore non temono di dare, a ogni prova, un risultato sperimentale di incontro empatico, nuovo e originale. L’elemento di sorpresa del risultato di ogni scelta combinatoria esalta, in tal modo, il momento collezionistico o di singola «chicca» preziosa da non perdere.

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