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Andrea Caterini
Collana Parole dell’Arte, 3
Lungi dal renderlo avulso e, anzi, ponendolo al centro del dibattito ideale del suo tempo, Andrea Caterini pare dirci che individuare e argomentare i limitati soggetti su cui si è concentrata la pittura di Giorgio Morandi può essere tanto facile, considerata la loro evidenza, quanto fuorviante nel non lasciarci cogliere la dimensione filosofica più profonda della sua complessa espressione artistica.
E dunque bottiglie, vasi, brocche, barattoli e alcuni paesaggi: poche forme; le stesse ritratte per tutta una vita. Che, comunque le si vogliano designare – ossessione o necessità – svelano che non è nella varietà che si scioglie il rapporto di Morandi con la realtà, ma nel modo di osservarla. In una tensione e in un raccoglimento capaci di diventare, essi stessi, intrinseci a quelle forme, vivendole dall’interno e svestendole di ogni residuo naturalistico, ideologico, intellettualistico.
Così sono le figure di Giorgio Morandi, forme che riemergono dall’oblio – lo spazio dove sono state a lungo conservate, contemplate, esposte al trascorrere di un tempo psichico – e ora come ostese nuovamente al tempo e alla luce del presente. Appena velate da quella sottile patina di polvere capace di ovattare le ferite più cocenti della vita.
ANDREA CATERINI (Roma, 1981) è scrittore e saggista. Tra le sue pubblicazioni i romanzi La guardia (Italic Pequod, 2010) e Giordano (Fazi, 2014, Premio Volponi 2015), il romanzo-saggio Vita di un romanzo (Castelvecchi, 2018), e i libri saggistici Patna. Letture dalla nave del dubbio (Gaffi, 2013, finalista Premio Brancati), La preghiera della letteratura (Fazi, 2016, Premio Prata per la saggistica) e Ritratti e paesaggi. Il romanzo moderno (Castelvecchi, 2019). Ha curato opere di autori italiani come Enzo Siciliano e Franco Cordelli, introdotto diversi autori europei del Novecento (da Virginia Woolf a Marcel Proust, da Joseph Roth a Irène Némirovsky) e commentato Il sogno di un uomo ridicolo di Dostoevskij (Ianieri, 2015). Nel 2018 gli è stato assegnato il Premio Giuseppe Bonura per la critica militante nella sezione under quaranta. Collabora con alcuni programmi di Rai Uno e scrive sulle pagine culturali de
«Il Giornale»